Alberto Oliverio è un medico e psicobiologo, tra i più autorevoli studiosi italiani di neuroscienze. Nel 2018 ha partecipato al convegno “La lezione non serve” organizzato dal Centro Psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti, spiegando come la comprensione dei meccanismi che regolano l’apprendimento in bambini e ragazzi sia importante anche per gli educatori del sistema scolastico.

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In occasione della Settimana Nazionale della Dislessia, che si è svolta dal 7 al 13 ottobre, il quotidiano La Repubblica ha pubblicato un interessante articolo che riproponiamo nel nostro blog. Perché, anche se la conoscenza di questo disturbo è migliorata negli ultimi trent’anni, c’è ancora molta strada da fare.

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Per prendersi cura al meglio del nostro udito e del nostro ascolto è importante capire il meccanismo che permette di percepire i suoni e rielaborarli grazie al supporto fondamentale del cervello.

Questo video spiega, in maniera semplice ed efficace, il complesso funzionamento delle nostre orecchie.

E se hai dubbi sulla qualità del tuo udito, non aspettare: contattaci per un controllo gratuito!

Video con i sottotitoli in italiano: per accedervi cliccare l’icona  e selezionare tra i sottotitoli la lingua desiderata,oppure leggere la trascrizione completa sottoriportata.

Si sente il dolce infrangersi d’un onda, il lontano gracchiare di un gabbiano, ma poi un fastidioso ronzio rompe la quiete, si avvicina di più, sempre di più, sempre di più.

Finché….zac!

La noiosa zanzara sparisce, e torna la pace.

Come hai sentito quel rumore da lontano e individuato esattamente chi lo faceva?

L’abilità di riconoscere suoni e individuarne la provenienza è possibile grazie all’apparato uditivo.

Si compone di due parti principali: l’orecchio e il cervello.

Il compito dell’orecchio è di convertire l’energia del suono in segnali neurali; mentre il cervello riceve e decifra l’informazione che i segnali contengono.

Per capire come funziona, seguiremo il viaggio del suono all’interno dell’orecchio.

L’origine di un suono crea vibrazioni che viaggiano come onde di pressione attraverso le particelle nell’aria

nei liquidi o nei solidi.

Ma il nostro orecchio interno, chiamato coclea, è in realtà riempito con un liquido simile all’acqua salata.

Quindi, il primo problema da risolvere è come convertire quelle onde sonore, da ovunque provengano, in onde nel fluido.

La soluzione è il timpano, o membrana timpanica, e la catena degli ossicini nell’orecchio medio.

Questi convertono i movimenti del timpano in onde di pressione nel fluido della coclea.

Quando il suono entra nel canale uditivo, colpisce il timpano facendolo vibrare come la cassa di un tamburo.

La vibrazione del timpano stimola un osso chiamato martello, che colpisce l’incudine, facendo muovere il terzo osso chiamato staffa.

Il suo movimento spinge il fluido dentro i lunghi canali della coclea.

Una volta lì, le vibrazioni del suono ora sono convertite in vibrazioni del fluido, e viaggiano come un’onda da un estremo all’altro della coclea.

Una superficie chiamata membrana basilare percorre la lunghezza della coclea.

È rivestita di cellule ciliate che hanno delle componenti specializzate, chiamate stereociglia, che si muovono con le vibrazioni del fluido cocleare e della membrana basilare.

Questo movimento innesca un segnale che viaggia attraverso la cellula ciliata, nel nervo acustico, poi su fino al cervello, che lo interpreta come un suono specifico.

Quando un suono fa vibrare la membrana basilare, non tutte le cellule ciliate si muovono, solo alcune specifiche, dipende dalla frequenza del suono.

Si tratta di sofisticata ingegneria.

Da un lato, la membrana basilare è rigida, e vibra solo in risposta a brevi lunghezze d’onda, suoni ad alta intensità.

Dall’altro è più flessibile, e vibra solamente in presenza di una lunghezza d’onda maggiore, suoni a bassa intensità.

Quindi, i rumori prodotti dal gabbiano e dalla zanzara fanno vibrare parti diverse della membrana basilare,

come suonare tasti diversi di un pianoforte.

Ma questo non è tutto.

Il cervello ha ancora un altro importante compito da svolgere: identificare da dove arriva un suono.

Per questo, confronta i suoni che entrano nelle due orecchie per localizzare la fonte nello spazio.

Un suono che proviene da davanti, giungerà a entrambe le orecchie nello stesso momento.

Si sentirà anche alla stessa intensità in entrambi gli orecchi.

Comunque, un suono a bassa frequenza che proviene da un lato raggiungerà l’orecchio più vicino un microsecondo prima di quello più lontano.

Quelli ad alta frequenza sembreranno più intensi all’orecchio più vicino poiché la testa li blocca dall’orecchio più lontano.

Queste informazioni raggiungono parti speciali del tronco encefalico che analizzano le differenze di tempo e intensità tra le orecchie.

Inviano poi i risultati delle loro analisi alla corteccia uditiva.

Ora, il cervello ha tutte le informazioni di cui ha bisogno: i modelli di attività che ci dicono di quale suono si tratta e dove è situato nello spazio.

Non tutti hanno un udito normale.

La perdita dell’udito è la terza malattia cronica più comune nel mondo.

L’esposizione a rumori forti o l’uso di droghe possono uccidere le cellule ciliate, impedendo ai segnali di viaggiare dall’orecchio al cervello.

Malattie come l’osteosclerosi bloccano gli ossicini nell’orecchio, e quindi non possono più vibrare.

Con il tinnito, il cervello farà cose strane per farci credere che ci sia un suono mentre invece non c’è.

Ma quando funziona, il nostro udito è un sistema incredibile ed elegante.

Le nostre orecchie racchiudono un pezzo perfetto della macchina biologica che trasforma la cacofonia delle vibrazioni nell’aria intorno a noi in impulsi elettrici accordati e precisi in grado di distinguere applausi, rubinetti, sospiri e mosche.

L’orecchio mette in guardia davanti a un pericolo, ci permette l’orientamento nell’ambiente o di comunicare con il mondo esterno. L’udito è quindi uno dei sensi più complessi che abbiamo, è strettamente collegato ai processi cognitivi e sicuramente custodisce il segreto del progresso della specie umana.

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In questo bellissimo video, la Dr Anita Collins, educatrice neuromusicale e ricercatrice specializzata in studi di sviluppo neurale e apprendimento musicale, spiega come si attiva il cervello dei musicisti e prende in esame gli effetti che l’attività musicale ha sulle capacità cognitive.

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Troppo rumore in classe? Attenzione alle conseguenze! Secondo alcune ricerche, l’eccesso di decibel potrebbe avere delle ripercussioni sul rendimento scolastico, sulle capacità mnemoniche, sulle abilità di comprensione e linguaggio.

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I bambini che passano troppo tempo davanti a pc e tablet corrono alcuni rischi: l’illuminazione degli schermi può danneggiare la vista oppure portare a posture errate. Ci sono poi delle conseguenze meno visibili che riguardano la psiche del bambino.

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L’ipoacusia è comunemente inserita nello spettro dei disturbi che colpisce la popolazione nella terza età ma in realtà i problemi di udito possono comparire a tutte le età perché l’invecchiamento non è l’unico fattore di rischio. In alcuni casi infatti l’ipoacusia può svilupparsi a seguito di comportamenti scorretti, come il mancato uso di adeguate protezioni in contesti rumorosi.

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L’utero è un luogo pieno di suoni, in cui il feto piano piano matura la propria capacità di udire e di interagire. Ecco perché in gestazione la voce della mamma e gli stimoli sonori sono un mezzo importantissimo per lo sviluppo del bambino, come ci spiega questo articolo tratto dal blog “Mondo mamma“.

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L’acufene o tinnitus viene definito anche “suono fantasma”: è la sensazione di suono uditivo (sotto forma di fischio acuto, ronzio, sibilo) nelle orecchie in assenza di suoni esterni. La comunità medica  si sta ancora interrogando sulle possibili cause e sui trattamenti che possano eliminarlo: sono quindi numerose le ricerche scientifiche che esplorano questo problema.

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Anche per questo bimestre, la rivista Elisir di Benessere ci ha permesso di spiegare perché è importante l’integrazione sensoriale e come è possibile migliorarla: vi riportiamo l’articolo in versione integrale.

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Sabato 4 maggio al Teatro Duse di Bologna si è tenuto il Convegno “Autismo 11-13 anni: Scuola, Sanità, Sociale, Famiglie insieme”, organizzato da ANGSA Bologna e dai Club Lions. Abbiamo assistito al convegno, a cui hanno preso parte esponenti di rilievo nell’ambito della formazione, sanità, politiche sociali e scuola.

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Le orecchie sono organi apparentemente uguali e con la stessa funzione…ma è davvero così? La rivista online MBenessere ha pubblicato un interessante approfondimento sull’argomento che spiega come le orecchie abbiano specificità diverse.

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Domani, 2 Aprile è la Giornata Mondiale della consapevolezza dell’autismo: tanti gli eventi dedicati e i monumenti si tingeranno di blu in tutte le città italiane e del mondo. L’iniziativa, istituita nel 2007 dalle Nazioni Unite, ha lo scopo di accendere i riflettori su un disturbo del neurosviluppo che, secondo le statistiche internazionali, colpisce un bambino su 100.

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Con l’avvento dell’ era digitale, tablet e smartphone sono entrati nella quotidianità di ciascuno di noi: l’impatto è stato forte ma lo è ancora di più nelle nuove generazioni. A riguardo, si è espressa anche la Società Italiana di Pediatria attraverso un documento (scaricalo qui) che invita a tempistiche e modalità di esposizione ai dispositivi multimediali molto precise. In particolare, nei bambini in età pre-scolare, viene sconsigliato fortemente l’uso sotto i due anni e limitato a massimo 1 ora al giorno nei bambini tra i 2 e i 5 anni.

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Qualche mese fa è venuta da noi una “piccola ascoltatrice” accompagnata dai genitori: l’inizio è stato lento e un po’ in salita. Abbiamo dovuto conquistare la sua attenzione e fiducia con pazienza, ascoltando quanto ci comunicava, a volte solo con la postura o con il pianto.

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Buona parte della nostra vita ha come sottofondo la musica. Si tratta di un’arte che provoca e fa condividere emozioni, stimola i ricordi e molto di più. Trattandosi di un’attività complessa che coinvolge le funzioni cerebrali è diventata oggetto di numerose ricerche neuroscientifiche.

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Françoise Nicoloff, psicologa e rappresentante del Tomatis Developpement in Australia, illustra con chiarezza la relazione che intercorre tra orecchio, cervello e corpo. In condizioni di udito normale, l’ascolto può risultare inefficace: succede perchè “ascoltare implica udire, prestare attenzione e allo stesso tempo elaborare i suoni e le informazioni”. Grazie al metodo Tomatis® è possibile rieducare il cervello ad accedere ai suoni che non percepisce. Guarda il video originale o leggi la traduzione in italiano!

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Dal 4 al 10 Febbraio si svolgerà la “Tinnitus Week”, un’iniziativa lanciata da numerose associazioni che hanno l’obiettivo di supportare le ricerche scientifiche in questo ambito e offrire servizi di supporto alle persone che soffrono di acufene.

Il Metodo Tomatis® può alleviare il fastidio generato da alcune tipologie di acufeni ed aiutare a gestire in maniera efficace il problema: per saperne di più, contattaci allo 051 4859072.

Questo mese, la rivista bimestrale “Elisir di salute” ha dedicato uno spazio di approfondimento al Metodo Tomatis® e ci ha chiesto di spiegare l’ “importanza dell’ ascolto”. Siamo felici di aver dato il nostro contributo su una testata scritta da medici, ricercatori e studiosi e specializzata nell’informazione su tutti gli aspetti legati alla salute. Ecco l’articolo integrale:

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In Italia, si comincia a parlare di dislessia intorno al 1960. Nei decenni a seguire, il tema è stato approfondito in molte sedi (accademica, scolastica, sanitaria) ma sono seguiti dibattiti e controversie che non hanno fornito interpretazioni né linee guida univoche.

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Alcune persone affette da autismo hanno difficoltà nell’elaborazione di esperienze sensoriali multiple ed intense. Questo video offre allo spettatore uno sguardo sul sovraccarico sensoriale e su quanto spesso le nostre esperienze sensoriali si intrecciano nella vita di tutti i giorni.

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Fin dalle prime fasi della crescita, viene spiegata ai bambini l’importanza dei cinque sensi per scoprire e comprendere meglio il mondo che li circonda. Ciò che non viene insegnato è l’importanza dell’interazione e integrazione tra i sensi, perché la maggior parte di noi non ne ha piena consapevolezza.

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Le prassie e la comunicazione sono strettamente correlati. L’aspetto verbale è solamente una parte della comunicazione: basti pensare che la componente non verbale del linguaggio, la gestualità, influisce per l’80% in una comunicazione efficace.

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ADHD

Con la sigla ADHD, dall’inglese Attention Deficit Hyperactivity Disorder ovvero Deficit di Attenzione e Iperattività, si intende un disturbo neurobiologico che interessa circa il 7% dei giovani sotto i 18 anni ma che persiste anche in età adulta.

È caratterizzato da livelli di inattenzione, iperattività e impulsività persistenti e non adeguati rispetto all’età: e spesso si presenta associato ad altri disturbi dell’età evolutiva (accade in circa il 70-80% dei casi).

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Di Disturbi Specifici dell’Apprendimento se ne parla ormai con una certa frequenza e negli ultimi trent’anni si sono moltiplicati gli studi e le ricerche scientifiche in questo ambito.  I numeri parlano di un’incidenza media stimabile attorno al 3/4% a seconda dell’età. Non sono valori trascurabili: traducendo la percentuale in vita quotidiana possiamo aspettarci la presenza di un alunno per classe con queste difficoltà.

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L’orecchio non si limita a ricevere i suoni ma è un “organo motore” determinante per l’equilibrio, il ritmo e la coordinazione. Per capirne l’importanza sui nostri movimenti, basta fare un esperimento: coprendosi l’orecchio mentre si cammina, si noterà un’importante mancanza di equilibrio.

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Dal 01 al 07 ottobre l’Associazione Italiana per la Dislessia organizza oltre 300 eventi per promuovere su tutto il territorio nazionale la consapevolezza e la sensibilizzazione nei confronti di questo disturbo. L’ AID nasce nel 1997 con l’obiettivo di far conoscere la dislessia, che in Italia è ancora poco conosciuta nonostante le stime parlino di almeno un bambino con un disturbo specifico dell’apprendimento per classe.

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Il metodo Tomatis ® comincia ad essere diffuso in Italia, ma oltreoceano è invece ampiamente conosciuto. Nel mondo del cinema è stato spesso utilizzato  dalle celebrità per un apprendimento più veloce delle lingue o per la correzione di difetti di pronuncia: anche l’attrice Helena Bonham Carter, protagonista di numerosi film indipendenti e musa ispiratrice di Tim Burton, si è sottoposta in più di una occasione al programma Tomatis.

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Ho l’acufene?

L’acufene è spesso chiamato ‘squillo nelle orecchie’. Ma potrebbe essere ogni tipo di suono – schiocco, rombo, sibilo o fischio – che  non va via.

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Settimana di formazione al Centro Tomatis di Parigi per la dott. ssa Bassoli professionista certificata: crediamo nel miglioramento continuo e ci impegniamo in prima persona per offrire ai nostri pazienti una sempre più accurata personalizzazione dei programmi di ascolto.

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Il Metodo Tomatis® fornisce risultati significativi?

Sì, molte ricerche dimostrano i suoi benefici. L’impatto del Metodo Tomatis® dipende dal profilo specifico del cliente. Tuttavia, alcuni fattori possono avere un’influenza significativa sui suoi effetti:

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