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Il morbo di Alzheimer è una forma di demenza, ad oggi la più comune. Chi ne è affetto presenta perdita di memoria e di altre abilità intellettive, con ripercussioni gravi nella vita quotidiana. Un mondo che non è più riconosciuto come “familiare” provoca nel paziente Alzheimer smarrimento, ansia e angoscia: è come essere catapultati in un paese straniero di cui non si conosce nulla.

I ricercatori sono impegnati a ricercare i trattamenti più efficaci e una cura che purtroppo ad oggi non c’è.

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Esiste l’algoritmo della hit perfetta, cioè la formula che può aiutare a creare brani musicali di sicuro successo? Per il momento sembrerebbe di no, ma il quesito è stato oggetto di uno studio condotto dall’Istituto Max Planck di scienze cognitive umane e cerebrali in Germania, svolto in collaborazione con l’Università di Bergen, in Norvegia.

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Nel numero di Natura Docet di Marzo è presente un interessante articolo della Dott.ssa Chiara Piccinini, laureata in Medicina e Chirurgia e in Biologia. La Dott.ssa Piccinini si occupa di Audiopsicofonologia a Modena da oltre 15 anni e nella sua pratica quotidiana lavora nella ricerca rispetto all’efficacia e all’implementazione dell’Audiopsicofonologia in vari ambiti.

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Quando si parla di autismo, spesso, ci si riferisce principalmente alla sfera comportamentale, all’interazione sociale o all’ambito linguistico. Tuttavia è importante anche analizzare  il modo in cui le persone con disturbi dello spettro autistico percepiscono e fanno esperienza del mondo attraverso i sensi. In questo articolo scientifico, divulgato dall’agenzia di stampa DIRE per conto dell’Istituto di Ortofonologia, viene approfondito il legame tra autismo e aree sensoriali: lo riportiamo integralmente.

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La vista non è qualcosa di statico, rigido o meccanico ma è un processo attivo e dinamico che interagisce con l’ambiente; è collegata direttamente agli organi visivi cioè gli occhi. La visione, al contrario, è in stretta relazione con il cervello che elabora l’informazione visiva ed è un processo neurologico complesso che ci aiuta a identificare, interpretare e capire ciò che si vede. E’ anche intimamente legato ad altre abilità tra cui quella linguistica, uditiva, di coordinazione motoria e di equilibrio.

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Questo articolo spiega con un’interessante analogia il mondo dei giovani dislessici (tratto da un articolo presentato in origine alla conferenza di Toronto ‘Listening and Learning’ del 1978 e pubblicato in inglese in ‘About the Tomatis Method’ di Gilmor, T., Madaule, P., Thompson, B.: The Listening Centre Press, 1987)

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La rivista scientifica ” Cognitive Neuroscience Society” ha pubblicato un interessante studio sul rapporto tra ninnananna e cervello umano. Le ricerche rivelano che le ninnananne sono d’aiuto  sia per i bimbi che per le loro mamme. Inoltre cantare ai bambini li aiuta a migliorare le capacità di attenzione e a rapportarsi positivamente alle emozioni della propria mamma.

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