AURES

Metodo Tomatis®

Il training uditivo con metodo Tomatis® serve a migliorare le capacità di ascolto.

Com’è possibile intervenire sulle condizioni cerebrali attraverso il suono?

La risposta a questa domanda richiede vari passaggi

1Neuroplasticità

Alla luce di innumerevoli evidenze cliniche e di laboratorio, si può indubitabilmente affermare che il cervello umano è neuroplastico, ovvero che i suoi circuiti sono dinamici e possono modificarsi in risposta all'attività e all'esperienza mentale. Questa scoperta abbatte anni di convinzioni relative al fatto che le connessioni cerebrali siano fisse o prestabilite, a partire dalla prima o dalla seconda infanzia

2Impulsi elettrici

È ormai noto da tempo che i neuroni cerebrali comunicano in svariati modi. Il segnale chimico trasmesso dai neurotrasmettitori è uno dei tanti "linguaggi" del cervello e spesso agisce localmente, a livello microscopico. Un altro "linguaggio" cerebrale è quello elettrico. I nostri neuroni, infatti, producono sequenze di impulsi elettrici per comunicare in maniera più diffusa, attraverso ampi distretti cerebrali. Questi segnali costituiscono ciò che possiamo definire la "lingua franca" del cervello, ossia il linguaggio comune.

3Frequenze dei suoni

I nostri recettori sensoriali (come per esempio la retina negli occhi, la coclea nell'orecchio o i ricettori di calore nella pelle) sono "trasduttori". Questo termine ingegneristico fa riferimento al fatto che i ricettori sono in grado di convertire una determinata forma di energia, unitamente ai pettern di informazioni ad essa legati, in un'altra forma di segnale energetico. Per questa ragione è possibile inviare certe frequenze di energia sonora alla coclea (il ricettore sonoro dell'orecchio) e all'apparato vestibolare (il sistema dell'equilibrio), che le convertono in pattern di energia elettrica per il cervello.

Variare le frequenze dei suoni che inviamo all'orecchio, nel tempo, può modificare la struttura e la funzione delle connessioni cerebrali. Per esempio, se ascoltiamo musica ad alto volume con molta enfasi sui bassi, i nostri neuroni iniziano ad attivarsi allo stesso ritmo della musica. Tale processo, chiamato "trascinamento", è solo uno dei modi in cui la musica è in grado di modificare la struttura cerebrale.

Questo fenomeno è stato dimostrato utilizzando sistemi altamente sofisticati di scannerizzazione cerebrale, come quello sviluppato da Nina Krauss, ricercatrice della Northwestern University.

In sintesi, l’energia sonora può essere trasmessa in modo non invasivo all’orecchio, dove viene convertita in segnali elettrici, che possono agire sulla plasticità del cervello modificandola, a patto che si sappia, nel dettaglio, come farlo.

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