Anche tu sei poliglotta (ma forse non lo sai)

Conoscere almeno una lingua straniera, in un’epoca globalizzata come la nostra, è un requisito indispensabile non solo in ambito scolastico ma anche per le nostre attività lavorative.

Ma apprendere una lingua diversa dalla nostra non è così immediato come sembra: il pensiero comune suggerisce come percorso “ideale” la full immersion in un paese straniero. Questa però non è una strada percorribile da tutti e alcune persone, nonostante lunghi periodi di permanenza all’estero, continuano ad avere difficoltà linguistiche legate alla pronuncia dei suoni.

La scienza ci dice che potenzialmente nasciamo tutti poliglotti perché abbiamo la capacità di differenziare i suoni in tutte le lingue. Tuttavia, durante la crescita “accordiamo” le nostre orecchie su un insieme ristretto di frequenze,  quelle della nostra lingua madre e tutto ciò a discapito delle altre lingue.

Quando si parla di apprendimento di una lingua straniera bisogna tenere presente che la conoscenza della grammatica è importante ma non è sufficiente. Per l’espressione orale e la comprensione occorre appropriarsi dell’intera gamma di suoni della nuova lingua.

Partendo da questi presupposti, i ricercatori del Politecnico di Valencia in collaborazione con Isora Solutions, hanno sperimentato un nuovo approccio all’apprendimento delle lingue utilizzando il metodo Tomatis. Nel periodo oggetto dello studio, la stimolazione neurosensoriale dell’udito è avvenuta dunque utilizzando la musica filtrata con improvvisi cambiamenti nel timbro e nell’intensità allo scopo di sorprendere il cervello.

La ricerca si è concentrata su un campione di 180 partecipanti di età compresa tra 19 e 59 anni, compresi professori, ricercatori, studenti, personale amministrativo e dei servizi, con diversi livelli di inglese.

In primo luogo, ciascuno dei partecipanti è stato sottoposto a test specifici dell’udito, per stabilirne la buona salute in questo ambito. Successivamente, è stato valutato il livello di conoscenza della lingua inglese, soffermandosi principalmente sulla pronuncia e sulla comprensione orale, sotto forma di un test di ascolto ideato da ricercatori specializzati. Lo stesso test è stato riproposto dopo ogni seduta di ascolto, in modo da monitorare la capacità di ascolto di ciascun partecipante in termini di lingua appresa e di tracciarne i loro progressi.

La stimolazione uditiva combinata con lezioni frontali si è rivelata estremamente efficace: in particolare è stata registrata una riduzione del 50% del tempo di apprendimento della nuova lingua.

Hernán Cerna di Isora Solutions spiega: “Gli spagnoli […] ascoltano frequenze comprese tra 125 e 2.500 hertz; i russi invece sono in grado di ricevere ed elaborare frequenze da 25 a 11.000 hertz, il che spiega in qualche modo la loro affinità con l’apprendimento delle lingue. Ciò che si può ottenere con la neurostimolazione sensoriale è ripristinare il nostro udito in modo da poter elaborare l’intera gamma di frequenze, capacità con cui siamo nati”.

La sperimentazione ha avuto talmente tanto successo da essere utilizzato come metodologia abituale presso il Centro linguistico del Politecnico di Valencia.

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