Conoscere il cervello dei bambini per insegnare ad apprendere

Alberto Oliverio è un medico e psicobiologo, tra i più autorevoli studiosi italiani di neuroscienze. Nel 2018 ha partecipato al convegno “La lezione non serve” organizzato dal Centro Psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti, spiegando come la comprensione dei meccanismi che regolano l’apprendimento in bambini e ragazzi sia importante anche per gli educatori del sistema scolastico.

Lo ha intervistato su questo tema, il mensile “Vita”: vi proponiamo un estratto della conversazione, trovate qui l’articolo integrale.

Cosa dobbiamo innanzitutto sapere del cervello dei bambini e dei ragazzi, come genitori e insegnanti?

Innanzitutto dobbiamo ricordare che un bambino ha un’attenzione più labile di un adulto. A 5-6 anni, 10 minuti di attenzione sono già buon record. Se coinvolto e motivato il bambino può stare attento anche più a lungo, ma frazionando le esperienze in tempi brevi, di 10 minuti circa. In secondo luogo ha difficoltà a inibire le proprie condotte, sia motorie che emozionali, benché abbia superato la fase dei capricci violenti dei 3 anni, i tantrums. Un altro aspetto è che per i bambini è più facile ascoltare un racconto piuttosto che leggerlo, perché la lettura impegna molta memoria del cervello, dato che il bambino deve sillabare silenziosamente: la cosa migliore è ascoltare un racconto fatto da un grande e intanto immaginare le situazioni, vagare con la fantasia, che è un grande lavoro cerebrale. Infine ricorderei che l’apprendimento è molto legato alla motricità, per cui le memorie procedurali, che si formano agendo e facendo movimenti ripetitivi favoriscono l’apprendimento: in alcune scuole usano per imparare le lingue straniere ad esempio fanno delle scenette, tipo andare alla stazione, prendere treno, sentire il fischio… associando le parole in inglese. Questo facilita molto perché la memoria procedurale innesca memorie semantiche.

 Ha parlato dell’importanza strategica del movimento ai fini dell’apprendimento: ogni tanto si legge di scuole che vorrebbero iniziare la giornata con un tempo dedicato al movimento, oppure spezzando la lezione con momenti di gioco e attività motoria… I giornali ne parlano un po’ come di “stranezze” ma poi il sistema resta sempre quello. Perché l’attività motoria favorisce l’apprendimento? Cosa bisogna cambiare?

Far fare movimento ai ragazzi in partenza della giornata per quanto impegnativo per il sistema scuola saprebbe utile, l’attività aerobica ossigena cervello e scarica la tensione, il cervello produce sostanze che facilitano la plasticità: per questo iniziare la giornata con un’attività motoria e in generale fare attività fisica significa migliorare la sfera cognitiva, a tutte le età, bambini, adulti, anziani. Quindi sì, sarebbe un bene iniziare la scuola con un’attività fisica ma anche fare un paio di ampie interruzioni durante la giornata, non serve avere spazi enormi va bene anche il corridoio. Invece ci sono scuole in cui fanno fare la ricreazione seduti, per il troppo timore che i bambini si facciano male.
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Questi ed altri temi sono al centro della neuropedagogia, cioè quella disciplina che spiega come la struttura e il funzionamento del nostro cervello dipendano dalle esperienze vissute e dall’ambiente che ci circonda.

Gli stimoli sensoriali hanno una grande importanza, soprattutto nelle prime fasi di vita del bambino: quando un input sensoriale è elaborato in maniera scorretta dal cervello, l’apprendimento diventa difficile.

Il metodo Tomatis® è una tecnica di neurostimolazione che, utilizzando musica opportunamente filtrata,  interviene sulla plasticità del cervello, migliorando le abilità cognitive, motorie ed emotive.

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