Dislessia, storie di chi ce l’ha fatta

In occasione della Settimana Nazionale della Dislessia, che si è svolta dal 7 al 13 ottobre, il quotidiano La Repubblica ha pubblicato un interessante articolo che riproponiamo nel nostro blog. Perché, anche se la conoscenza di questo disturbo è migliorata negli ultimi trent’anni, c’è ancora molta strada da fare.

Una serie tv che inizia con la brutta pagella di un bambino e finisce dopo 200 episodi con quello stesso bambino, oramai adulto, che si laurea e diventa insegnante.

In mezzo anni di voti bassi e una diagnosi di dislessia che gli cambia la vita. Non la conoscete? In realtà è famosissima e molto probabilmente chi sta leggendo l’ha vista: I Robinson. Theo, l’unico figlio maschio della coppia, ha per anni problemi di apprendimento, si impegna ma i suoi voti non decollano fino a quando, proprio prima di gettare la spugna, scopre di essere dislessico e capisce finalmente cosa può fare per affrontare la sua differente capacità di decodifica del testo.

La serie tv è andata in onda negli anni Ottanta e a quel tempo sentir parlare di dislessia in tv era raro, ben pochi inoltre erano gli insegnanti o i genitori a conoscenza dell’esistenza di questo disturbo specifico della lettura (vedi come apparirebbe il sito di Repubblica.it letto da una persona con dislessia), e così i bambini dislessici o con un disturbo specifico dell’apprendimento semplicemente venivano considerati svogliati, poco attenti, ‘stupidi’. Il termine non è usato a caso.

Prendiamo due personaggi famosi nati proprio negli anni Ottanta: Mika Andrea Delogu.

Mika è un cantautore e showman internazionale, che ha scoperto tardi di essere dislessico. «Ho pensato per tanti anni di essere stupido, non mi rendevo conto che non ero stupido, ma ero come un pesce su un albero». Stesse parole usate dalla conduttrice romagnola nel corso del suo intervento al TedxCaserta: «Per tutta la vita mi sono sentita un po’ stupida perché non sapevo leggere in classe, perché di fronte ad un testo scritto mi venivano gli attacchi d’ansia».

Ed è ancora Andrea Delogu, ambasciatrice AID e scelta quest’anno in tale veste anche da Fondazione TIM per la giornata mondiale della dislessia, che nel libro Dove finiscono le parole. Storia semiseria di una dislessica spiega: «A scuola sono riusciti a insegnarmi ben poco perché vent’anni fa la dislessia “non esisteva”. Cioè, ovviamente esisteva, io ero e sono dislessica e lo so bene, ma pochi ne avevano sentito parlare e quindi se eri il più lento della classe, ti sedevi sempre scomposto, scrivevi male, stavi attento solo per pochi minuti, semplicemente eri scarso».

Adesso Andrea Delogu, Mika e tanti altri personaggi come Henry Winkler (il celebre Fonzie di Happy Days diventato autore di libri per bambini sulla dislessia dopo aver scoperto di averla a 31 anni), ma anche i “Pirati dei Caraibi” Orlando Bloom e Keira Knightley e Tom Cruise, solo per rimanere nel mondo dello spettacolo, possono parlarne liberamente e testimoniare cosa significhi crescere con questa difficoltà nella decodifica del testo. Ma perché le loro storie non si ripetano più e per facilitare la vita di bambini con la dislessia sono fondamentali tre semplici condizioni: una diagnosi precoce, insegnati formati in grado di porre in essere delle metodologie didattiche inclusive e strumenti digitali per favorire l’autonomia dell’apprendimento.

Sono questi i tre pilastri su cui Fondazione TIM ha investito fin dal 2009 per facilitare l’apprendimento e, diciamolo pure, ‘la vita’ di circa 300mila minori, circa il 4 per cento della popolazione scolastica di ogni ordine e grado. Un programma pluriennale che ha permesso la realizzazione di protocolli di screening, campus informatici, libri digitali e la diffusione di un approccio più inclusivo nelle scuole.

I progetti – riuniti nella campagna #disleggo: diamo alla dislessia una lettura diversa – sono improntati ad un approccio sistemico per rispondere in modo efficace alle priorità di intervento e sono stati realizzati d’intesa con le istituzioni (MIUR, Ministero della Salute) e insieme  all’Associazione Italiana Dislessia (AID) e altri enti di eccellenza nel campo. Dieci anni di attività per dar vita a uno scenario nuovo e in comune, più inclusivo per le persone con DSA e le loro famiglie.

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Nell’ambito dei Dsa il metodo Tomatis® é uno strumento complementare ad un intervento riabilitativo o pedagogico.

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