Il ruolo neuro-protettivo della musica

Buona parte della nostra vita ha come sottofondo la musica. Si tratta di un’arte che provoca e fa condividere emozioni, stimola i ricordi e molto di più. Trattandosi di un’attività complessa che coinvolge le funzioni cerebrali è diventata oggetto di numerose ricerche neuroscientifiche.

Di seguito, riportiamo uno studio condotto nel 2015 dall’Università di Helsinki in cui è emerso come la musica stimoli i geni coinvolti in varie funzioni cerebrali. La ricerca ha inoltre messo in luce come i maggiori benefici siano emersi nei soggetti che avevano già familiarità con la musica: un motivo in più per esporre i bambini a stimoli musicali sin dalla prima infanzia a beneficio delle loro funzioni cognitive.

In tutte le culture si ascolta musica, ma la ragione è per lo più sconosciuta. Secondo un recente studio, ascoltare musica classica migliora l’attività dei geni coinvolti nella secrezione e nel trasporto della dopamina, la neurotrasmissione sinaptica, la memoria, l’apprendimento e diminuisce l’attività dei geni intermediari della neuro-degenerazione. È  noto che tra i  geni la cui componente cellulare è aumentata, ve ne sono alcuni responsabili dell’apprendimento del canto negli uccelli, suggerendo così un’origine evolutiva comune nella percezione dei suoni  nelle specie.

Ascoltare musica rappresenta una funzione cognitiva complessa, conosciuta per i cambiamenti neuronali e fisiologici implicati. Tuttavia, è ampiamente sconosciuta l’origine molecolare sottostante gli effetti dell’ascolto musicale. Uno studio finlandese ha condotto una ricerca sull’influenza della musica classica sui profili di espressione genica dei suoi partecipanti, competenti e incompetenti sul piano musicale. Tutti hanno ascoltato il Concerto per Violino N.3 in sol maggiore K.216 di Mozart della durata di venti minuti.

L’ascolto musicale ha aumentato l’attività dei geni coinvolti nella secrezione e nel trasporto della dopamina, la neurotrasmissione sinaptica, la memoria e l’apprendimento. Uno dei geni più largamente evoluto, l’alfa-sinucleina (SNCA), conosciuto come gene a rischio nella malattia del Parkinson si trova nell’area maggiormente associata alla propensione musicale. L’SNCA è conosciuto anche perché contribuisce all’apprendimento del canto negli uccelli.

“L’evoluzione di diversi geni responsabili dell’apprendimento canoro negli uccelli suggerisce che ci sia un’origine evolutiva comune nella percezione del suono tra gli uccelli vocalizzanti e gli esseri umani”, sostiene la Dott.ssa. Irma Järvelä a capo della ricerca.

Al contrario, l’ascolto musicale ha abbassato l’attività di quei geni collegati alla neuro-degenerazione, suggerendo un ruolo neuro-protettivo della musica.

“L’effetto è stato avvertito solamente in quei partecipanti esperti di musica, suggerendo l’importanza di famigliarità ed esperienza nel mediare gli effetti indotti dalla musica” hanno commentato gli esperti.

La scoperta ha portato nuove informazioni riguardo l’origine genetica molecolare della percezione ed evoluzione musicale e potrebbe fornire ulteriori comprensioni sul meccanismo molecolare che sta alla base della musicoterapia.

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