Le norme sui DSA: facciamo il punto

In Italia, si comincia a parlare di dislessia intorno al 1960. Nei decenni a seguire, il tema è stato approfondito in molte sedi (accademica, scolastica, sanitaria) ma sono seguiti dibattiti e controversie che non hanno fornito interpretazioni né linee guida univoche.

Il 2010 è l’anno in cui vengono promulgate le norme (ancora attualmente in vigore) in “materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico”. Attraverso la legge 170/2010 vengono riconosciuti e definiti disturbi quali dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia e viene sottolineato come questi disturbi possano costituire una limitazione importante per alcune attività della vita quotidiana. In un certo senso, potrebbe essere definita come una norma a tutela dell’istruzione di studenti con DSA, perché è proprio sull’aspetto didattico che si concentra il legislatore.

L’articolo 5 tenta di definire gli strumenti compensativi e dispensativi che le istituzioni scolastiche devono garantire agli studenti con DSA (compatibilmente alle risorse economiche a disposizione del Ministero dell’Istruzione, ndr). Si parla di:

  • piano didattico personalizzato
  • strumenti compensativi (tecnologici e non)
  • strumenti compensativi specifici per l’insegnamento delle lingue straniere

Naturalmente, la norma specifica che tutte queste misure debbano essere sottoposte ad un monitoraggio periodico per valutarne l’efficacia e il raggiungimento degli obiettivi.

La Direttiva del 27 Dicembre 2012 “Strumenti d’intervento per alunni con Bisogni Educativi Speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica” amplia in un certo senso la portata della precedente, fornendo indicazioni sull’inclusione scolastica di quegli alunni che non siano certificabili né con disabilità, né con DSA, ma con difficoltà di apprendimento dovute a svantaggio personale, familiare e socio-ambientale.

Dalla teoria alla pratica: cosa fare in caso di sospetto DSA?

La regola d’oro è attivarsi tempestivamente e richiedere una valutazione specialistica presso strutture sanitarie accreditate o specialisti in neuropsichiatria. Valutati i risultati, viene prodotta una diagnosi certificata da consegnare ai genitori.

Il documento rilasciato dev’essere consegnato alla scuola, che mette a disposizione i necessari strumenti compensativi e/o dispensativi per mettere l’alunno in condizioni di apprendimento paritarie rispetto ai compagni. Inoltre la scuola, anche in collaborazione con gli stessi genitori, elabora un Piano Didattico Personalizzato (PDP), documento in cui vengono definiti gli interventi didattici individuali.

Va sottolineato come il PDP sia sempre obbligatorio in presenza di certificazione DSA rilasciate da strutture pubbliche. Tuttavia, nell’ambito dei Bisogni Educativi Speciali il piano didattico personalizzato è a discrezione del Consiglio di classe, che ne valuta la necessità caso per caso.

Di cosa ha bisogno un bambino con DSA?

Questo sistema di norme, diritti e tutele non si sofferma con la dovuta attenzione sulla sfera psicologica delle persone con DSA. Quando un bambino ha una grande voglia di imparare e si scontra con la difficoltà del “riuscire a farlo” possono emergere problemi di natura emotiva, comportamentale e relazionale. Tralasciare il benessere psicofisico di chi ha disturbi dell’apprendimento o attribuire scarsa importanza al piano emotivo in favore del piano cognitivo non facilita la riabilitazione, piuttosto la frena.

Diventa quindi importante sostenere il percorso del bambino senza colpevolizzarlo per le difficoltà che mostra. Oltre all’istituzione scolastica, la famiglia deve essere parte attiva in questo processo, informata e consapevole del fatto che le difficoltà non possono sparire all’improvviso. Di per sé infatti, la comprensione di lettura e l’apprendimento richiedono velocità di elaborazione, memoria di lavoro, comprensione del linguaggio, nonché pensiero immaginativo e creatività indispensabili per visualizzare ciò che viene letto. Si tratta di abilità che si creano durante lo sviluppo: é un processo complesso ed è per questo che un percorso di riabilitazione deve richiedere un approccio multidisciplinare.

L’ approccio di Aures Centro Tomatis® nasce dalla consapevolezza che non esistono strade facili ma percorsi riabilitativi personalizzati che, lavorando su più aspetti, possono trattare efficacemente questo tipo di disturbo.

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