L’acufene stanca il cervello?

L’acufene o tinnitus viene definito anche “suono fantasma”: è la sensazione di suono uditivo (sotto forma di fischio acuto, ronzio, sibilo) nelle orecchie in assenza di suoni esterni. La comunità medica  si sta ancora interrogando sulle possibili cause e sui trattamenti che possano eliminarlo: sono quindi numerose le ricerche scientifiche che esplorano questo problema.

In una ricerca svolta dall’Università dell’Illinois gli scienziati hanno studiato con risonanza magnetica funzionale il cervello di alcuni pazienti, analizzandone funzioni e struttura. Hanno preso parte allo studio 57 adulti affetti da acufene, di livello moderato o fastidioso, di recente comparsa o cronico, e due gruppi di controllo, uno con udito normale e l’altro composto da soggetti non udenti. È emerso che l’acufene cronico parte da una regione specifica del cervello, chiamata precuneo e localizzata nel lobulo parietale superiore. Il precuneo è collegato a due diversi network del cervello, inversamente correlati: quello dell’attenzione, che si attiva quando qualcosa attira la nostra capacità di focalizzare e quello che comprende le funzioni di background del cervello, quando cioè una persona è sveglia ma non concentrata, non sta pensando a nulla in particolare, sta sognando ad occhi aperti.

Gli scienziati hanno scoperto che, nei pazienti con acufene cronico,  il precuneo è maggiormente collegato alla rete di attenzione: questa circostanza fa sì che il cervello rimanga meno “a riposo” rispetto alla norma.

La qualità del sonno del paziente risulta insoddisfacente e paradossalmente si assiste anche a problemi di concentrazione, in quanto il cervello è impegnato più del necessario con l’acufene rispetto al resto.

Il metodo Tomatis® per l’acufene

Il metodo Tomatis® consiste in una neurostimolazione sonora che utilizza l’orecchio come porta di accesso al cervello.

Si è dimostrato un trattamento efficace per alcune tipologie di acufeni in quanto capace di regolare i meccanismi cerebrali legati all’ascolto e di correggere le mappe uditive. Inoltre agisce sul sistema limbico e sulla corteccia prefrontale, intervenendo anche sugli aspetti legati a stanchezza cognitiva e livelli di energia.

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