Il training uditivo con Metodo Tomatis® e disturbo dello spettro autistico

Questo articolo si basa sulla presentazione che Paul Madaule e Morana Petrofski hanno fatto  alla conferenza sull’autismo tenutasi a  Chicago nel 2004 e riguarda molti dei principi che definiscono il lavoro fatto con i bimbi autistici.

La parte finale di questo articolo riguarda le raccomandazioni fatte ai parenti in ambito medico  durante il training di ascolto seguito dai loro figli.

Poiché l’interesse verso il lavoro svolto in questo ambito è in aumento, pensiamo che l’argomento possa fornire spunti interessanti.

Quando dissi alla mamma di Jennie che, secondo me, l’autismo è la forma più estrema di non ascolto, mi rispose: ‘ma la prima cosa che abbiamo fatto nello scoprire il problema è farle un test dell’udito risultato perfettamente normale’.
Poi chiesi perché farle il test per l’udito per prima cosa.
Rispose : “perché si comportava come se non comprendesse: non rispondeva al suo nome, non balbettava, non iniziava a parlare. Poi iniziò a mostrarsi estremamente sensibile ad alcuni rumori come quello dell’aspirapolvere, e ora è infastidita anche dall’abbaiare di un cane lontano che io faccio fatica a sentire. Ma allo stesso modo la diverte la musica forte. Non la capisco!”

Il comportamento di Jennie è confuso perché l’udito e l’ascolto sono concetti diversi. Per avere una idea più chiara di ciò di cui parlo, diamo un’occhiata a ciò che rappresenta l’ascolto.

Sintonizzazione. L’ascolto è la capacità di sintonizzare i messaggi sonori di cui abbiamo o non abbiamo bisogno, per proteggerci da informazioni non necessarie o non richieste. La funzione di sintonizzazione dell’ascolto gioca un ruolo fondamentale nel processo di ascolto e attenzione, entrambi essenziali per il linguaggio recettivo di cui è deficitario chi è autistico.

Protezione. Una problematica ‘dell’ascolto autistico’ è l’incapacità di questi bambini di ‘armonizzare’ e proteggersi da rumori di sottofondo non necessari. Questo ruolo di protezione, osservato anche nel più ampio contesto dei problemi di regolazione sensoriale, è probabilmente il più disabilitante degli aspetti dell’autismo. Poiché non in grado di difendere se stessa, i bambini risultano costantemente sovrastimolati e confusi dagli stimoli esterni che sembrano aggredirli. L’ipersensibilità al suono e la difesa tattile, così comuni nell’autismo, sono due aspetti di questa funzione di protezione. L’unica opzione lasciata ai bambini che ne soffrono è di costruire una corazza sensoriale nella quale rinchiudersi.
Il problema è che questo stato di isolamento crea un ostacolo nella comunicazione e nell’ascolto.

L’ascolto del corpo. L’orecchio fa molto più che veicolare informazioni sonore. L’ascolto più profondo è dato dalla coclea -l’organo dell’udito- e dal sistema vestibolare, l’organo dell’equilibrio. Il sistema vestibolare ci da la sensazione di avere i piedi per terra e di controllare i movimenti e i gesti. In unione con il sistema propriocettivo, agisce come ‘orecchio del corpo’ e ci fa sentire ben saldi a terra. E’ anche la base della presa di coscienza del nostro corpo e del nostro movimento. Fornisce un fondamento sensoriale del nostro senso di sé. Se vogliamo comunicare con gli altri, dobbiamo dapprima essere in grado di farlo con noi stessi. Il bimbo autistico ha perso il senso di sé che, a turno, coinvolge negativamente la comunicazione verbale e non verbale.

L’udito e la voce. La carenza d’udito alla nascita induce un ritardo nello sviluppo del parlato perché il bambino non sperimenta la sua voce. Questo è il motivo per cui molti genitori di bimbi autistici, come quelli di Jennie, sospettano dapprima una carenza d’udito. Nell’autismo, quando la relazione udito/voce non è stabilita, il bimbo non è in grado di pianificare la propria produzione vocale, come se la voce che uscisse dalla sua bocca non gli appartenesse. Il risultato è che il controllo della voce e del linguaggio sono gravemente deficitari nell’autismo.

Il training uditivo. Le origini.

Come otteniamo queste conclusioni riguardo l’influenza dell’ascolto su molti aspetti della comunicazione verbale e non verbale? In breve: grazie alla nostra esperienza intensiva e i risultati ottenuti nel tempo usando la stimolazione del suono come primario modo di azione.

Alfred A. Tomatis. Questa esperienza fu iniziata da Alfred Tomatis, un medico otorinolaringoiatra francese che, nel 1950, sviluppò la prima tecnica di training udtivo.
Coi primi lavori, Tomatis dimostrò il ruolo dell’udito nell’automonitoraggio della voce nel canto e nel parlare. Il primo contributo di Tomatis fu di usare il suono per stimolare il sistema centrale e favorire l’ascolto, il linguaggio e l’abilità di apprendimento.

Tomatis dimostrò che il suono ha rilevanza non solo sull’apprendimento sonoro, ma ha un impatto anche sul corpo grazie al sistema vestibolare. Possiamo averne esperienza attraverso il ballo, quando il ritmo di una specifica musica provoca specifici movimenti del corpo.

In altre parole, la stimolazione uditiva provoca una risposta vestibolare. Tomatis ha descritto le funzioni uditive e vestibolari come facenti capo ad una sola “antenna” che gioca un ruolo centrale nella integrazione di tute le modalità sensoriali. Nell’autismo, questi due estremi non sembrano connettersi, e questa mancanza di connessione è solo uno degli aspetti dei problemi d’integrazione sensoriale.
Mentre i bambini con autismo vedono, ascoltano, provano emozioni, ciò che vedono non ha relazione con ciò che sentono che non ha relazione con ciò che provano.

Il training uditivo con Metodo Tomatis®: il programma di stimolazione sonora.

Lo scopo del programma del training dell’ascolto è quello di favorire e sviluppare il linguaggio così da facilitare una integrazione tra tutte le abilità dell’ascolto.

Il primo passo. Il primo passo del programma è un contributo iniziale dato da un’intervista clinica col bimbo e i genitori.
Lo scopo principale di questa prima visita è osservare il bimbo, ottenere dai genitori una dettagliata descrizione della storia del suo sviluppo, analizzare i primi giudizi. Se il programma è indicato per il caso specifico, cerchiamo di fornire ai genitori una immagine chiara e realistica del tipo di progressi che possono aspettarsi dal programma. Se è necessario, gli forniamo una guida per il collocamento scolastico dei bimbi e sugli interventi che possano al meglio complementare il lavoro svolto al Centro.

Il programma sonoro. Un tipico programma al Centro d’ascolto consiste di 60 ore di stimolazione di suoni elettronicamente modificati che il bimbo ascolta in cuffia.
Prima dell’inizio del programma, sarà svolto un esame audio-impedenzometrico per accertarsi che non ci siano problematiche uditive che potrebbero inficiare la stimolazione.
Il training ha molto effetto quando somministrato intensivamente per brevi periodi di tempo. Un programma tipico si articola in 2 parti di 12 giorni ognuna, per 2 ore al giorno. L’interruzione di un mese tra i due programmi intensivi mostra gli effetti della stimolazione.

Le fasi del programma corrispondono a due stadi differenti dello sviluppo dell’ascolto del bambino.
La fase passiva è finalizzata a sviluppare le abilità recettive dell’ascolto del bambino e la prontezza nell’aprirsi e comunicare. La fase attiva ha lo scopo di espandere le abilità espressive dell’ascolto del bimbo quali la vocalizzazione e la verbalizzazione.

 LA FASE PASSIVA E LA PRONTEZZA NEL COMUNICARE

La fase passiva consiste nell’ascoltere musica e, se disponibile, una registrazione della voce della madre. L’unico impegno del bimbo è quello di accettare d’indossare le cuffie. Molti genitori sono preoccupati dalla reazione dei loro figli alle cuffie a causa della sensibilità tattile, (ad es il rifiuto di essere toccati in testa o nelle orecchie, rifiuto di tagliarsi i capelli).

In genere, con grande sorpresa da parte dei genitori, i bimbi accettano le cuffie dovo un breve periodo di adattamento (nel primo o nei primi 2 giorni del programma) perché si divertono ad ascoltare la musica.
Per rendere l’idea io sono solita paragonare la musica al latte in un biberon: al neonato inizialmente non piace la consistenza della tettarella del biberon, ma capisce presto che è l’unico modo per ricevere il latte.
L’amore e il fascino nei confronti della musica dei bimbi con autismo facilita l’accettazione delle cuffie.

I tipici mutamenti riportati durante la fase passiva indicano una ricettività che s’incrementa. Il bimbo è più presente, più ‘con’ e ‘con noi’ come evidenziato dal grande uso del contatto visivo. Data la connessione profonda tra il sistema vestibolare e i movimenti oculari, il contatto visivo indica l’inizio di diverse modalità sensoriali che vengono integrate- i sensi lavorano insieme, il che mostra che il bimbo si focalizza su ciò che vuole.
Il contatto visivo è ‘parlare con gli occhi’. Il bimbo inizia a percepire la propria immagine scoprendosi nello specchio; poi inizia a conoscere i genitori, i fratelli e i coetanei.

Dopo pochi giorni di un più alto livello di attività e spesso una stimolazione più sostenuta dovuta ad una intensa dose di stimolazione sonora giornaliera, il bimbo diventa più calmo, molto più pacifico e regola meglio la sua ipersensibilità che diminuisce nei confronti del suono e della difesa tattile. In generale la sua risposta diventa più appropriata alla sua età. Diventa più flessibile, mostra segni di divertimento, ed è più vocale ed espressiva in termini di sentimenti di rabbia, affetto, felicità e frustrazione.
C’è un marcato decremento nell’incidenza dell’ira che giunge ‘senza motivo’, e quando l’ira arriva, i parenti riferiscono che avviene per uno scopo. In breve, l’intento di comunicare e le abilità del pre-linguistiche, iniziano dagli esordi. Ora il bimbo inizia ad aprirsi; è pronto a interagire socialmente e imparare. E’ tempo di approfondire la prossima fase del programma.

LA FASE ATTIVA E LA CONNESSIONE UDITO-VOCE

Alcuni sarebbero soddisfatti dai risultati ottenuti in questa fase del programma ma, malgrado il loro entusiasmo, questi primi cambiamenti devono essere mantenuti e sviluppati.
Rinforzare i risultati e assicurarsi altri cambiamenti rappresenta la parte più lunga e coinvolgente del programma.
In particolare, i bambini che sono ancora in uno stato non verbale possono fluttuare rispetto ai primi progressi e contemporaneamente avere delle ricadute poiché il loro sistema auto-regolatorio non è stabile. La produzione della voce è la chiave per mantenere il progresso poiché fornisce un meccanismo per cogliere il suono e avvicina il controllo udito-voce- necessario per l’auto regolazione e l’autosufficienza.

In un normale sviluppo, i bimbi ascoltano il suono del linguaggio per poi realizzare di poter riprodurre ciò che sentono con la loro voce.

Questo meccanismo di auto ascolto è il punto di partenza dell’acquisizione del discorso espressivo, una acquisizione che non accade, o viene interrotta nell’autismo.

Lo scopo della fase attiva è ripercorrere le tappe fondamentali dello sviluppo vocale dalle prime vocalizzazioni a quelle più avanzate (parole, definizioni, conversazioni).

Durante la fase attiva, il bimbo continua ad ascoltare musica o canzoni in cuffia mentre inizia a sentire la sua voce trasmessa da un microfono.
L’introduzione del ‘lavoro col microfono’ è  avviene progressivamente da parte del terapista che dapprima fa in modo che il bimbo accetti la percezione della sua voce (di solito in un primo momento al bambino non piace ascoltarsi).
Questo primo approccio con la sua voce lo può infastidire o portarlo al silenzio. Poi, pian piano, impara a relazionarsi e si diverte. In breve, il nostro approccio è quello di iniziare con ciò che il bambino è solito ed è capace di produrre con la sua voce- e da ciò, progressivamente allargare il suo spettro vocale. A molti bambini con disturbo dello spettro autistico piace cantare, muoversi, seguire degli impulsi sensoriali: questi sono i principali stimoli per la vocalizzazione.

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