Il supporto al genitore nelle diagnosi di DSA

Non è facile essere genitori di un bambino caratterizzato da un DSA, proprio come non è facile esserlo di un bambino troppo magro, o troppo robusto o troppo normale o…

Non è facile essere genitori e accettare che un figlio è ‘altro da noi’, che non ci appartiene, che non deve seguire la strada che noi desideriamo per lui ma che dobbiamo accompagnarlo lungo la strada che desidera percorrere. Questo è forse l’incipit di ogni rapporto genitoriale e sicuramente il presupposto basilare per approcciarsi ad un bambino con un DSA, ormai da molti tradotto con Diverso Stile di Apprendimento piuttosto che con Disturbo Specifico di Apprendimento.

Il primo passo importante per un genitore è sapere di cosa realmente si stia parlando. Per questo è indispensabile accompagnare a diagnosi bambini e ragazzi e, con loro, i genitori.

Può accedere che si diano per scontate troppe cose. A volte il personale sanitario dimentica che chi ha di fronte ignora la problematica e l’immaginario che si ha della diversità, la paura profonda che comporta. Se da un lato la necessità di creare categorie nosografiche tutela, dall’altro stigmatizza. In una società pronta a penalizzare il diverso, un individuo inserito in una categoria medica vive una situazione ambivalente: gli si dà una sorta di lasciapassare ma nel contempo viene definito come malato.

L’ eccessiva medicalizzazione delle differenze ha i suoi grossi rischi ma se la scelta è fra l’essere individuato come DSA e l’essere definito “asino”, è preferibile la prima strada.

In questo modo viene data la possibilità di un percorso di studi adatto alle proprie caratteristiche, che consente di ottenere i risultati desiderati piuttosto che venire bollati come chi non vuole saperne dello studio, sino all’abbandono dello stesso e, con esso, di tutti i propri sogni.

D’altra parte, è dura anche “essere un DSA”, qualcuno che ha un disturbo, qualcuno che è diverso perché ha qualcosa in meno. Questo meno terrorizza i genitori e ancor più i diretti interessati.

Il percorso del genitore

Ecco che accompagnare a diagnosi vuol dire prima di tutto spiegare in cosa consiste questa disabilità, quanto consenta di raggiungere i medesimi risultati, dopo che si è compresa nei suoi meccanismi di pensiero, accompagnata e guidata con le giuste metodologie e percorsi didattici mirati.

Inizia così il percorso del genitore di un bimbo con DSA, con la consapevolezza delle caratteristiche che contraddistinguono questa specificità, delle fragilità e dei punti di forza del proprio figlio così da poterlo accompagnare.

È indispensabile capire che non è facile leggere anche se per molti lo è: leggere è un processo complesso che si sviluppa su diversi livelli funzionali (consapevolezza e accesso alla struttura fonologica analitica, globale, semantica, ecc.) ognuno dei quali potrebbe presentare qualche differenza individuale che rende particolarmente difficile questa operazione.

Il genitore deve rendersi conto che per suo figlio non è facile leggere, scrivere o fare di conto. Non è un bambino svogliato o distratto e soffre per questa difficoltà che spesso non gli viene riconosciuta mentre viene invece accusato di ‘asineria’. E’ un bambino che non deve essere sanzionato ma piuttosto creduto e aiutato nella sua difficoltà.

Il genitore deve imparare come farlo, quali sono gli strumenti e le strategie più idonee perché consegua gli obbiettivi prefissati ricordando sempre che la letto-scrittura è un sistema di trasmissione culturale, non cultura in sé.

Non essere abili in un sistema non significa non esserlo nell’apprenderne i contenuti se solo veicolati diversamente.

Deve capire ad esempio che, se si è difronte ad un difetto di automatizzazione, leggere e comprendere diventa un doppio compito per il bambino quindi, se deve apprendere un capitolo di storia, è bene che utilizzi una sintesi vocale o che qualcuno legga per lui, diversamente da quando legge per migliorare la lettura.

Il ragazzino caratterizzato da DSA ha un quoziente intellettivo uguale, se non superiore ai normolettori, così, subito e da solo, si rende conto della grande differenza che fin dai primi anni di scuola lo separa dai compagni. Le sue difficoltà nell’imparare le tabelline, le strofe di una poesia, o nel ricordarsi la data di un evento, i suoi errori di fusioni ed elisioni illecite, lo faranno sentire inadeguato, diverso, poco intelligente…E’ questa la ferita nella stima di sé, la grande cicatrice che lo segnerà per sempre.

Comprenderlo piuttosto che vessarlo, credergli piuttosto che punirlo, aiutarlo piuttosto che umiliarlo, accettare ed apprezzare la sua diversità, gli consentiranno di accettarla e apprezzarla a sua volta così da favorire la strutturazione di un sé saldo e coeso.

Dott.ssa Laura Pecoriello – Psicologa specializzata in Disturbi Specifici dell’Apprendimento

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