Disturbi specifici dell’apprendimento: di cosa si parla

Di Disturbi Specifici dell’Apprendimento se ne parla ormai con una certa frequenza e negli ultimi trent’anni si sono moltiplicati gli studi e le ricerche scientifiche in questo ambito.  I numeri parlano di un’incidenza media stimabile attorno al 3/4% a seconda dell’età. Non sono valori trascurabili: traducendo la percentuale in vita quotidiana possiamo aspettarci la presenza di un alunno per classe con queste difficoltà.

Nonostante l’attenzione verso i DSA sia alta c’è ancora molta confusione: proviamo quindi a capire cosa sono i disturbi specifici dell’apprendimento e come si manifestano, in modo da poter intervenire in tempo.

Con l’espressione “Disturbi Specifici dell’Apprendimento” si indicano un insieme di disturbi che compromettono determinate abilità. Si tratta di una condizione innata dovuta ad un diverso funzionamento delle reti neuronali: alla base non ci sono dunque problemi cognitivi legati alla comprensione, problemi ambientali o psicologici.

La principale caratteristica dei DSA risiede nella “specificità”:  il disturbo interessa uno specifico e circoscritto dominio di abilità indispensabile per l’apprendimento (lettura, scrittura, calcolo). Ecco perché possiamo riconoscere quattro tipologie di DSA:

–  dislessia, disturbo della lettura che si manifesta nella difficoltà di decodificare un testo

disortografia, disturbo della scrittura in cui emergono difficoltà nel rispettare le regole ortografiche e fonetiche

disgrafia, disturbo della scrittura in cui la difficoltà risiede nell’esecuzione della scrittura (grafia spesso illegibile, macro e/o micrografia, gli spazi sul foglio non vengono rispettati ecc.)

discalculia, disturbo specifico che riguarda la difficoltà ad operare con i numeri o a comprenderli.

I Disturbi specifici dell’apprendimento possono comparire isolatamente ma è piuttosto comune che si manifestino anche in associazione tra loro o con altre problematiche.

Inoltre, si tratta di disturbi che hanno un carattere evolutivo e le cui manifestazioni cambiano nel corso degli anni, assumendo caratteristiche diverse a seconda delle fasi del ciclo scolastico

DSA: quando si può fare una diagnosi?

Le difficoltà specifiche dei bambini con DSA diventano evidenti in età scolare, anche se i primi segnali possono emergere già durante la scuola dell’infanzia: gli insegnanti sono quindi fondamentali per riconoscere i segnali di rischio ed intervenire fin da subito con attività mirate.

La diagnosi, con relativa certificazione, viene comunque formulata a partire dalla seconda elementare e permette di individuare e predisporre le misure didattiche più adeguate. Per formulare una diagnosi è necessario rivolgersi alle Unità di Neuropsichiatria Infantile delle ASL o degli ospedali, oppure a specialisti privati o strutture accreditate.

Una volta individuate le difficoltà di partenza, la diagnosi e la certificazione diventano il punto di partenza per aiutare lo studente a lavorare sulle potenzialità.

Nell’ambito dei Dsa il metodo Tomatis é uno strumento complementare ad un intervento riabilitativo o pedagogico: agendo sulla plasticità cerebrale, e dunque sulle cause, consente al bambino di sfruttare altre reti neuronali a compensazione del disturbo specifico d’apprendimento.

Per saperne di più, contattaci allo 051 4859072 o scrivici a info@auresbologna.it

“Leggiamo con le orecchie….L’orecchio è l’organo del linguaggio, la chiave che lo controlla”  A. Tomatis

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