Disprassia: l’approfondimento con Maude Le Roux

Grazie agli studi in ambito neuroscientifico sappiamo che ogni movimento che produciamo è generato da un’idea motoria che arriva al cervello. Vista, apparato vestibolare, tatto, sistema propriocettivo e muscoli lavorano insieme per produrre il movimento così come è stato pensato.

Alcuni bambini hanno però difficoltà nel programmare il proprio corpo in relazione alle capacità cognitive: parliamo in questo caso di disprassia.
Abbiamo tradotto un’intervista di Maude Le Roux con Françoise Nicoloff che illustra in maniera chiara il problema e come può essere di supporto il metodo Tomatis®.

Françoise Nicoloff: Oggi parliamo delle prassie. Maude, potresti darcene una definizione?

Maude Le Roux: E’ una definizione abbastanza forte. Le prassie riguardano quella parte nascosta del bambino che nella classe si perde. A livello di funzionamento, la prassia potrebbe essere descritta così: c’è un’idea motoria, c’è la capacità di intraprenderla e di differenziarla in più fasi nello schema motorio per poi arrivare a completarla nei tempi adeguati alla propria età. È una questione complicata.

F: E’ un’elaborazione in sequenze da parte del cervello.

M: Assolutamente! Elaborazione in sequenze e tempo. Riguarda il lobo temporale, è quella parte che non vediamo e che causa problemi alle funzioni esecutive. È evidente però la mancanza di puntualità, di problem solving, o la difficoltà a capire il tempo necessario per portare a termine un compito. Manca la possibilità di programmare il corpo in relazione alle capacità cognitive personali.

F: Quindi che cosa vediamo esattamente nel bambino ….

M: Alcuni bambini sono molto verbali. L’insegnante ritiene di poter comunicare al meglio perché il bambino è verbale, ripete ciò che gli viene detto e ha capacità cognitive. Eppure, il bambino torna al banco e non fa nulla “So che mi hai capito, perché non vai avanti?”  dice l’insegnante. Per andare avanti è necessario che il corpo sia “in sincro” con la consegna. A quel punto, probabilmente, l’insegnante dirà che si tratta di Sindrome di Deficit dell’Attenzione, oppure che è solamente pigro, ma non si tratta di questo

F: E sappiamo che non ci sono bimbi facili.

M: Esatto! Ci sono diversi tipi di problematiche legate alle prassie. Alcuni bambini hanno difficoltà semplicemente di coordinazione motoria. Non riescono ad afferrare una palla, anche in relazione alle abilità visuo-spaziali di cui non si parla abbastanza. È necessario negoziare il proprio spazio, pianificarlo, questo è ciò che fanno le prassie. Nel lavoro con Tomatis parliamo di spazio uditivo. Sostanzialmente il sistema visivo e uditivo devono coordinarsi con il sistema motorio per creare un “tempo del corpo” così che vi sia una risposta temporale, nei tempi giusti. C’è poi un altro problema, alcuni bambini sono molto dotati nello sport, sono bravi a giocare a pallone, ad andare in bicicletta e non si fanno male. “Maude, perché dici che mio figlio ha una disprassia? Gioca a pallone nella migliore squadra, giusto?” e allora domando “ma sta seduto dritto sulla sedia?” e allora…ecco lo stupore. È qui che subentra il problema. Si tratta dell’integrazione bilaterale dei due emisferi e della elaborazione in sequenze.

F: Vuoi dire che l’orecchio e il sistema vestibolare sono coinvolti nelle prassie?

M: Assolutamente, è affascinante vedere che i due lati del corpo devono lavorare insieme per avere una buona funzione prassica, è una componente di come i due emisferi comunicano. Nel lavoro con Tomatis parliamo di lateralità, c’è una lateralità anche negli occhi, che devono lavorare insieme per guardare la stessa pagina. Molti bambini con disprassia soffrono di una dislessia nascosta, difficile da notare. Sanno leggere e i genitori sono convinti che non ci siano problemi di codifica e non notano nulla perché il bambino guarda la parola nel suo insieme, ne vede la forma, la legge avvalendosi del suo sistema visivo, ma non sempre riesce a coglierne il significato. Non riesce a decodificare del tutto ciò che legge. Per codificare deve utilizzare il sistema visivo, uditivo e vestibolare nello stesso momento.

F: Infatti alcuni leggono come robot, senza capire il significato.

M: Sì, finché non ti chiedi se davvero stiano leggendo. La famiglia sostiene che il problema non sia la lettura, ma la scrittura. Viene da pensare che se non è in grado di scrivere le parole che legge, allora qualcosa non va! È importante rendersi conto di questi indizi, la dislessia è una difficoltà dell’organizzazione tra i due emisferi di cui l’integrazione bilaterale delle prassie è una componente. Capirlo è importante, ma spesso è difficile rendersene conto. Questi bambini affrontano la vita perdendosi dei punti fondamentali. Con qualche strumento possiamo aiutarli a migliorare.

F: Quali strumenti si possono utilizzare nella pratica quando le prassie non sono state integrate in maniera adeguata in un bambino?

M: è importante capire che i diversi sistemi (uditivo, visivo, vestibolare e motorio) devono lavorare insieme. Devono integrarsi, così quando un bambino darà un calcio a un pallone sarà allo stesso tempo anche in grado di parlare del film che ha visto nel fine settimana, senza perdersi in entrambe le azioni. Questo è il lavoro più importante. Il sistema è integrato? Il bambino è in grado di guardare e ascoltare contemporaneamente? Lo strumento che utilizzo è il Metodo Tomatis che lavora sul sistema nervoso autonomo incaricato di equilibrare il sistema nervoso simpatico e parasimpatico e sostiene l’attenzione nello svolgimento di attività e durante l’apprendimento. Il sistema parasimpatico agisce come i freni dell’auto e il sistema simpatico come l’acceleratore. Non spingiamo semplicemente sull’acceleratore per essere sempre attivi e rimanere stabili nel livello di attenzione, i due sistemi devono essere in equilibrio. La stimolazione simpatica è necessaria in situazioni competitive, di sport, di attività. Ma è importante anche il sistema parasimpatico, la cui funzione è  quella di calmare per non andare in sovra-stimolazione ed essere sopraffatti.

Traduzione a cura di Valentina Corni

Per ascoltare l’intervista in lingua originale, cliccare qui

 

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