Il mondo dislessico: la conferenza di P. Madaule

Paul Madaule, allievo di Alfred Tomatis, ha spiegato il “mondo dislessicato” durante la conferenza”Listening and Learning” che si è svolta a Toronto nel 1978: riportiamo alcuni passaggi del suo pensiero che ci aiutano a comprendere meglio le difficoltà quotidiane di chi è affetto da dislessia.

“Tomatis ha dimostrato che il fenomeno dislessia è dovuto ad un mal funzionamento del sensore uditivo che provoca disturbi di decodifica (lettura) e di riproduzione (scrittura) della rappresentazione grafica degli elementi sonori costitutivi della lingua parlata.

In breve, emettiamo, leggiamo e scriviamo ciò che sentiamo, e nel modo in cui sentiamo. (….) Introducete fra un interlocutore e voi stessi un sensore difettoso; per esempio un ricettore telefonico che non è concepito con lo scopo di trasmettere lo spettro sonoro della voce nella sua totalità, ma per riprodurre lo stretto necessario per la comprensione dell’informazione verbale.

In questa situazione il messaggio è comprensibile finché il vocabolario utilizzato vi è familiare; quando si tratta di una parola nuova, chiedete al vostro interlocutore di pronunciare lettera per lettera. In più, per evitare confusioni sonore quando si fa lo spelling, i telefonisti aggiungono sempre una parola conosciuta, la cui lettera iniziale corrisponde a quella che trasmettono (A, come Anatole etc).

Nel dislessico-disortografico non ci sono riferimenti precedenti che gli consentano di fare la correzione sonora del messaggio. Tutto avviene come se avesse sempre ascoltato attraverso un ricevitore telefonico. Ogni parola, ogni lettera viene percepita e analizzata mediante un ascolto deformato. Inoltre, è da precisare che l’orecchio di questi bambini è abitualmente un ricevitore molto meno fedele del telefono, poiché, a differenza di quest’ultimo, la maggior parte delle distorsioni sonore si collocano al livello frequenziale del messaggio verbale. In effetti, i Test d’Ascolto dei dislessici presentano di solito delle curve di soglia “a dente di sega” o con avvallamenti, con una selettività uditiva chiusa fra i 500 e i 3000 hertz, zona preferenziale della ricezione della parola. Gli stessi test d’ascolto rivelano inoltre un’ audizione particolarmente instabile, fonte ulteriore di confusioni nella ricerca di indispensabili punti di riferimento per assimilare in via definitiva nuove acquisizioni.

Ciò consente di meglio comprendere le difficoltà che incontrano questi bambini a disfarsi permanentemente dei loro errori d’ortografia, e la grande diversità di questi nel tempo.

Date alcune precisazioni sulla dislessia, ritorniamo al dislessico. (…) il bambino con problemi scolastici conosce la sua lingua solo attraverso una percezione uditiva non consolidata. Il linguaggio gli rimane quindi estraneo, non sa integrarlo, ossia assimilarlo, engrammarlo, incarnarlo. Di conseguenza il linguaggio rimane per lui lettera morta.

Il dislessico è estraneo al mondo della comunicazione verbale. La miglior prova consiste nel suo modo d’esprimersi che, non lo dimentichiamo, ci informa circa il suo autocontrollo tramite l’orecchio, sul modo in cui egli si ascolta parlare. Di regola, la sua voce, mormorante nella maggior parte dei casi, risulta monotona, non modulata, dissonante come se “parlasse stonato”; è quella che in Audio-Psico-Fonologia chiamiamo una voce sinistra. In più, il suo vocabolario è povero; le parole e le intonazioni impiegate non corrispondono alle situazioni descritte. Le frasi sono mal costruite, i discorsi confusi, mal strutturati e inframmezzati da numerose esitazioni. È più volte necessario fargli ripetere i suoi detti in modo da comprenderli. A differenza del dislessico, lo straniero in difficoltà di comunicazione, nonostante la sua spiacevole esperienza, rimane sorretto da una struttura d’adulto, risultato di una serie di esperienze che gli hanno dimostrato le sue capacità in altre situazioni. Esso è solido, sicuro di sé. Al contrario, la potenzialità del dislessico non ha mai potuto affermarsi; a lui mancano i riscontri dell’esperienza. Non possiede solide basi per impedirsi di dubitare di se stesso e di traballare.

In più, la sensazione di malessere in un corpo-strumento che non sa dominare, nel dislessico è quasi costante. Il linguaggio, corporizzazione della parola, consente l’incontro, il dialogo con se stessi, l’armonia del corpo e della psiche. Se ciò che Tomatis chiama la “dinamica strutturante” del linguaggio non è neuronalmente cristallizzata, si crea disarmonia, dissonanza interiore; dissonanza che impone al bambino un universo di disagio, universo che proietterà sugli altri e attraverso i cui filtri deformerà la percezione dell’altro. I dislessici sono spesso maldestri nei loro movimenti. Essi sembrano ingombrati dal loro corpo, come per un abito troppo nuovo o troppo striminzito. Non sanno cosa fare delle loro membra, in particolare delle loro mani. O rigida o accasciata, la loro postura manca di naturalezza e di scioltezza. Questo dialogo scadente con il loro corpo spiega in parte i complessi riguardanti il loro fisico che sviluppano nella pubertà. Il dislessico è “dislessicato” fin dentro il proprio corpo. (…) Il dislessico, privato di un ambito linguistico consolidato in modo preciso, non ha mai avuto la possibilità di formulare nitidamente ciò che pensa e prova. Sul modello del suo linguaggio mal strutturato, le sue idee rimangono confuse, sepolte in lui, intraducibili. Il dislessico è “dislessicato” fin dentro il suo pensiero.”

Traduzione di Walter Coppola

Il Metodo Tomatis ® è di supporto per chi soffre di disturbi dell’apprendimento. 

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